il progetto ànticasartoriaerrante

I vestiti hanno avuto in tutte le epoche il compito di rappresentare custodire e tramandare l’identità di intere generazioni attraversando un tempo qualitativo che ha consentito loro di creare una continuità generativa, densa di memoria e di vissuto.
Logorati precocemente da un tempo quantitativo, privi di consistenza, di durata e al limite dell’utilità, i prodotti della moda contemporanea invece sembrano esistere solo per essere consumati e, dove resistono al consumo, per essere sostituiti da prodotti nuovi e migliori. Divenuti simboli di un mondo dove gli oggetti durevoli sono sostituiti da prodotti destinati all’obsolescenza immediata, gli abiti sembrano esclusi dalla nostra continuità psichica e sociale, perché condotti sempre più lontano rispetto ad un ordine di riferimenti costanti.
I cosiddetti indumenti usa e getta del Fast Fashion concorrono ad uno spostamento valoriale e di senso ed alla formazione di nuove tipologie di consumatori con personalità vestimentarie che risultano spesso confuse, frammentate, disorientate quanto infinite sono le strategie del Sistema Moda per rendere ciò che è ancora materialmente utilizzabile socialmente inutilizzabile e perciò bisognoso di essere sostituito a discapito della parte esperienziale che l’abito porta con sé. La transitorietà e l’intercambiabilità della Moda Contemporanea non ci impedisce però di intravedere in ciò che ci ri_copre un enorme potenziale narrativo degno di essere rilevato, interpretato e custodito.
Narratori di storia e di storie i nostri indumenti sono metafore; sintomi o motori di scelte, di identità perse o ritrovate, testimoni di luoghi, rappresentanti ufficiali di stereotipi, di traumi, di gioie. Gli abiti ci raccontano. Qui. Ora. In questo tempo.
I nostri fugaci capi d’abbigliamento rappresentano l’uniforme col quale affrontiamo le nuove leggi del nostro complesso tessuto sociale in continua trasformazione e, aldilà delle ripetute e compulsive sostituzioni, possono ancora essere letti come evocativi ricettacoli di contenuti metaforici, storici, autobiografici e psicologici di un’epoca di passaggio.
Scavalcare l’azione temporalizzante globale significa lasciare una testimonianza, costruire nuove forme di narrazione in grado di generare (anche nella decostruzione) moderni rituali culturali e sociali di auto_rappresentazione per aprire la strada a nuove forme di esperienza.
ànticasartoriaerrante I laboratori nomadi per una moda sostenibile è un progetto dell’Ass. Cult. hòferlab ideato e curato da Sara Conforti che nasce in seno a questi presupposti al fine di generare una maggiore consapevolezza rispetto al nostro modo di vivere l’abito.
Attraverso il dispositivo dei laboratori nomadi, che combinano la prassi dell’approccio didattico/laboratoriale con una puntuale analisi critica sul fenomeno moda e produzione, il progetto vuole promuovere ed incoraggiare capillarmente il consumo critico e l’autoproduzione responsabile stimolando l'interesse legato all’abito come portatore di valori, cultura, tradizioni, identità, e memoria.
La formula errante dei laboratori consente di raggiungere il cuore dei quartieri cittadini con percorsi e corsi modulari interdisciplinari collettivi ed individuali per offrire sia gli strumenti critici che le competenze tecniche necessarie ad approcciare l’abito sia da un punto di vista progettuale e creativo, sia per avvicinare spunti di riflessione per ripensarlo in termini maggiormente sostenibili al fine di suggerire una possibile strada per ritrovare il valore culturale, sociale, ambientale di ciò che indossiamo.